WhatsApp apre alla pubblicità: quanto potrebbe costare davvero la versione Premium

Photo of author

By Redazione

WhatsApp prepara la pubblicità nella scheda Aggiornamenti e valuta un abbonamento Premium per rimuoverla: quanto dovrebbe costare?

La parola “pubblicità” accostata a WhatsApp continua a fare rumore ma non è più tabù. Non tanto per l’idea in sé – che da tempo aleggia nei piani di Meta – quanto per il modo in cui la piattaforma sta cercando di introdurla senza snaturare l’esperienza che l’ha resa centrale nella vita quotidiana di milioni di utenti. L’aggiornamento 2.26.3.9 beta per Android, distribuito tramite il programma di test di Google Play, aggiunge ora un tassello interessante: la possibilità di un abbonamento a pagamento per dire addio agli annunci.

Secondo quanto emerso dalle analisi di WaBetaInfo, la strategia è chiara e, almeno sulla carta, prudente. Gli annunci non entrano nelle chat, non toccano chiamate o gruppi, non sfiorano la sfera più privata dell’app. Restano confinati nella scheda Aggiornamenti, dove negli ultimi mesi hanno fatto la loro comparsa due strumenti precisi: gli Status Ads e i Canali sponsorizzati. È lì che WhatsApp sta sperimentando una forma di monetizzazione che non rompe il patto implicito con l’utente: i messaggi restano messaggi, non veicoli pubblicitari.

La narrativa ufficiale di Meta insiste su un punto: la personalizzazione degli annunci non si basa sui contenuti delle conversazioni. Niente lettura dei messaggi, niente ascolto delle chiamate. I segnali utilizzati sono quelli “ambientali”: lingua, area geografica, interazioni all’interno della stessa sezione Aggiornamenti. Una distinzione sottile ma fondamentale, soprattutto in Europa, dove la sensibilità sul tema è più alta e il quadro normativo decisamente più rigido.

Il rollout degli annunci, non a caso, è partito in modo graduale e selettivo, con test iniziali negli Stati Uniti. Ora, però, con la beta 2.26.3.9, affiora un’opzione che cambia la prospettiva: un piano Premium opzionale che eliminerebbe del tutto la pubblicità. Chi sceglierà di pagare non vedrà più né annunci tra gli stati né canali promossi suggeriti automaticamente. La scheda Aggiornamenti tornerebbe a essere uno spazio “pulito”, senza interruzioni.

La scelta di limitare inizialmente questa possibilità a Europa e Regno Unito non sorprende. È lo stesso approccio già visto su Facebook e Instagram, dove Meta ha introdotto la formula “paga o accetta gli annunci” per adeguarsi alle normative locali. Anche in questo caso l’adesione sarebbe facoltativa, non un passaggio obbligato.

Sul fronte pratico, la gestione dell’abbonamento passerebbe dagli acquisti in-app su Android, con le classiche regole: cancellazione in qualsiasi momento e un breve intervallo tecnico – fino a 15 minuti – prima che le modifiche diventino effettive. Nulla di rivoluzionario, ma un dettaglio che chiarisce come WhatsApp stia trattando il servizio come una vera sottoscrizione digitale.

Resta il nodo più sensibile: il prezzo. Una schermata interna fa riferimento a una cifra attorno ai 4 euro, ma il valore non è definitivo. Potrebbe cambiare in base al Paese oppure rientrare in una formula più ampia legata al Meta Accounts Center, magari con un piano unico valido per più app del gruppo. Al momento sono solo ipotesi, ma il segnale è chiaro: WhatsApp sta sondando il terreno per capire quanto gli utenti siano disposti a pagare per un’esperienza senza pubblicità.

Meta, per ora, non ha rilasciato comunicazioni ufficiali. La funzione è ancora in sviluppo e dovrà superare tutti i passaggi tecnici e regolatori prima di arrivare sul mercato europeo e britannico. Ma il messaggio che filtra dalla beta è già leggibile: la pubblicità su WhatsApp non è più un tabù, e la versione Premium potrebbe diventare il compromesso scelto per tenere insieme monetizzazione e fiducia.

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le ultime news? Iscriviti al nostro canale Telegram!

Qualche tutorial non funziona? Hai qualche soluzione per noi? Vuoi una mano? Scrivi a informaticaperanziani [AT] gmail.com

Leave a Comment