Distruggere il desktop… senza rompere il computer davvero: quei nostalgici “giochi da scrivania” per PC

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By Redazione

Quando il desktop era un parco giochi: ricordi di giochi come Desktop Destroyer e Souptoys, per “rompere” lo schermo — virtualmente — su Windows XP.

Erano tempi più ingenui, tempi in cui se ci si connetteva lo si faceva con il contagocce (per non tenere la linea occupata, lo ricordate? E anche per non fare lievitare il costo della bollettta in maniera folle). Erano i tempi in cui ci si annoiava (che strana cosa parlare oggi di noia, nei tempi della dopamina prêt-à-porter) e usavamo qualsiasi cosa nel nostro computer: il solitario, campo minato (ai tempi era minato, non fiorito), il flipper; ma anche lo screensaver aveva un non so che di affascinante.

Back in the 2000s, one of the funniest ways to relieve stress was sitting at the computer and “destroying” the screen on Windows XP. There were those little desktop-destruction programs where you could smash the screen with a hammer, shoot it with different weapons, or create cracking glass effects. The desktop would look like it was actually breaking, with cracks spreading and shards falling as you moved the mouse around.

Quando il PC diventava… un’arena di distruzione (virtuale)

E così in quegli anni, ad inizio degli anni zero, non era raro trovare su Internet programmi — spesso freeware — pensati per divertirsi in modo bizzarro: senza installare chissà che roba, ma giusto per sghignazzare un po’ davanti al monitor, per uccidere la noia. Uno di questi era Desktop Destroyer: un gioco (o meglio, un passatempo) che permetteva di “massacrare” il desktop con un martello, una motosega, una pistola e altri strumenti più o meno fantasiosi.

In pratica, Desktop Destroyer simulava virtualmente i danni: l’icona del desktop andava via e lo schermo si riduceva a vetri in frantumi, il tutto senza toccare davvero i file o il sistema operativo: era un colpo d’ira… solo estetico, liberatorio,  innocuo.

Questa idea di “giocare col desktop” non si limitava ai programmi distruttivi. Un altro titolo, Souptoys, proponeva invece un approccio più “creativo”: una sorta di sandbox fisica (con leggi di gravità, oggetti, interazioni) che permetteva di trascinare elementi sulla schermata — palle, cannoni, blocchi, ingranaggi — e costruire con fantasia piccoli marchingegni, giocare coi suoni e con la fisica. L’effetto? Trasformare il desktop in un parco giochi improbabile, magari solo per ammazzare il tempo.

E c’erano anche gli screensaver più stravaganti: quelli che — prima dell’era della connessione sempre attiva, del multitasking, di notifiche e social — davano un tono quasi poetico al riposo del PC. Forse li ricordate i “Flying Toasters” di After Dark, o le animazioni surreali che fluttuavano sullo schermo.

Perché, allora, facevano ridere — o rilassare

Credo che la fortuna di programmi come Desktop Destroyer o Souptoys stesse nel fatto che offrivano un contrappeso ludico — e un po’ catartico — all’uso spesso noioso del computer, considerato come una scatola vuota o giù di lì (diciamocelo, ai tempi avere il computer era più che altro una questione di status, non che servisse a ‘sto granché). Erano giochi senza pretese, senza livelli da finire, senza grafica da ammirare: solo un’idea semplice: “distruggi o gioca col tuo desktop, tanto è solo uno schermo”.

In un’epoca in cui l’interfaccia grafica era ancora percepita come “materica” — icone, finestre, barre, cartelle — e il desktop era quasi una scrivania reale, sfondare con un martello virtuale, far cadere vetri, raccogliere pezzi avrebbe sortito l’effetto di un gesto liberatorio: come alzarsi dalla scrivania e dare un calcio a qualcosa che ci rappresentava.

Souptoys invece offriva un impulso più creativo: niente sangue, niente fratture, ma una mini-fabbrica di oggetti, leve, blocchi che si muovevano se tu lo decidevi. Era quasi una metafora del “fai ciò che vuoi con il tuo tempo”, un’anteprima di sandbox creative che oggi vediamo in giochi ben più complessi — ma con un fascino diverso, ingenuo, naïf.

Cosa resta oggi (e perché guardare indietro)

Se cerchi oggi su Google “Desktop Destroyer download” probabilmente fatichi a trovare versioni funzionanti per sistemi moderni: quei software erano pensati per Windows XP o precedenti. Alcuni progetti, come BumpTop — un ambiente desktop 3D pensato per rendere più “fisica” la gestione dei file — sono stati in parte abbandonati. BumpTop, acquisito da Google nel 2010, alla fine ha visto il suo codice rilasciato come open source, ma il progetto non è più stato mantenuto.

Eppure sono pezzi di (nostra) storia informatica: piccoli esperimenti, passatempi, giochi senza tempo — ma anche testimonianza di come immaginavamo il computer nel quotidiano: non solo come strumento di lavoro, ma come oggetto in sé, da plasmare, rompere, animare, reinventare.

Oggi, fra IA, cloud, sistemi operativi sempre connessi e interfacce minimaliste, quell’aura un po’ artigianale del desktop sembra perduta. Ma ogni tanto è bello ricordare che per molti di noi, per una generazione, il PC non era solo produttività o gioco in 3D, ma anche un foglio bianco, una tela, uno spazio dove dove sfogare un po’ di stress con un martello virtuale, senza troppe conseguenze, era più di uno svago.

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