Dal modem 56k alle chat MSN, passando per forum e siti personali: com’era davvero internet prima dei social e degli smartphone?
C’è stata un’epoca in cui internet non era sempre acceso. Non viveva nelle nostre tasche, non ci seguiva ovunque e soprattutto non occupava ogni momento vuoto della giornata (e se lo occupava, non lo occupava nel senso passivo attuale: se volevamo qualcosa di passivo accendevamo la tv). Bisognava “andarci”, letteralmente: accendere il computer, attendere il caricamento del sistema operativo, collegarsi con il modem e sperare che nessuno in casa sollevasse la cornetta del telefono perché sennò la connessione cadeva e smettevamo di navigare (da noi si navigava, oltreoceano si surfava).
Per chi è cresciuto tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, internet non era ancora un’estensione continua della vita reale. Era un luogo separato. Un posto da esplorare clamorosamente affascinante.
Ed è probabilmente questa la sensazione che molti ricordano ancora oggi.
Quando connettersi richiedeva tempo
Oggi basta un gesto per essere online (ommeglio, siamo sempre online: basta un gesto per andare a consultare il materiale presente online). All’epoca serviva pazienza, e quanta pazienza.
I modem 56k per permettere di collegarci alla rete emettevano suoni diventati ormai iconici, le pagine si caricavano lentamente e scaricare una canzone poteva richiedere ore. Le fotografie comparivano riga dopo riga sullo schermo. I video, spesso, semplicemente non si guardavano: buffering continuo e qualità bassissima (per questo li scaricavamo – e che qualità ignobile).
Eppure proprio quella lentezza rendeva tutto più “intenzionale”. Non si apriva internet per riflesso automatico o per abitudine (ai tempi, al limite, si apriva il frigo). Ci si collegava per fare qualcosa di preciso: cercare informazioni, entrare in chat, leggere un forum, scaricare un file, parlare con qualcuno lontano.
Non esisteva ancora quella sensazione di connessione permanente che oggi diamo per scontata (e che a volte ci fa venire voglia di sconnetterci).
Le chat, i forum e le piccole comunità (ben prima di WhatsApp e dei social)
Prima dei social network e delle app di messaggeria per smartphone, gran parte della vita online passava attraverso forum o chat come IRC, MSN Messenger o ICQ (per non parlare dell’italianissimo C6, ma su questo ci torneremo). Ogni spazio aveva la propria identità, le proprie regole e perfino il proprio linguaggio.
Si entrava in comunità molto più piccole rispetto ai social di oggi. Forum dedicati a videogiochi, calcio, musica, cinema, informatica o semplicemente a persone che condividevano interessi comuni.
Non c’erano algoritmi a decidere cosa vedere. Bisognava cercare. E spesso si finiva casualmente in siti sconosciuti, pagine personali o discussioni assurde che oggi probabilmente non comparirebbero mai in nessun feed moderno.
Internet aveva ancora qualcosa di imprevedibile (e per noi che eravamo giovanissimi una vera magia – adesso il massimo della magia è vedere uno stronzo dormire in diretta su Twitch).
Quando i siti sembravano “personali”
Molti siti dei primi anni 2000 erano tecnicamente terribili. Gif animate ovunque, sfondi improbabili, musica automatica, contatori di visite e pagine costruite in modo artigianale.
Eppure avevano una caratteristica che oggi si è quasi persa: sembravano creati da persone vere.
Non tutto era ottimizzato per monetizzare attenzione, raccogliere dati o trattenere utenti il più a lungo possibile. Molti siti esistevano semplicemente perché qualcuno voleva condividere una passione, una guida, una raccolta di immagini o quello che semplicemente gli passava per la testa (fatecela dire la boomerata: ai tempi passavano molte più cose per la testa).
L’internet moderno è infinitamente più veloce, più pulito e più efficiente. Ma spesso anche molto più standardizzato.
L’anonimato era diverso (l’anonimato era)
Anche l’anonimato online aveva un sapore differente.
Certo, internet non era un paradiso: troll, flame e litigi esistevano già (e i pedofili? Quante volte i genitori del tempo ci mettevano in guardia dai pedofili online – mentre oggi nemmeno ci si pensa più, mentre lasciamo i nostri figli postare come non ci fosse un domani). Però la rete non era ancora completamente legata all’identità reale, ai numeri, alla visibilità continua e alla costruzione di un personaggio pubblico.
Molti usavano nickname improbabili e bastava quello. (Poi, al limite, si chiedeva – ASL? O più italianamente m o f? E quante volte leggevamo risposte clamorosamente false)
Oggi siamo sempre online
La differenza più grande, forse, è questa.
Un tempo si entrava e si usciva da internet. Oggi la distinzione quasi non esiste più. (Possiamo pur spegnere i nostri fottutissimi smartphone – e male non farebbe).
I social network, gli smartphone e le notifiche continue hanno trasformato la rete in qualcosa di permanente e pervadente. L’online non è più un posto da visitare: è diventato lo sfondo costante della nostra quotidianità ed è anche per questo che molte persone ricordano con nostalgia quell’internet lento, rumoroso e imperfetto.
Non perché fosse migliore tecnicamente (anzi, su quasi ogni aspetto pratico era molto peggiore, bisogna che ce lo ammettiamo) ma perché dava ancora la sensazione di stare esplorando qualcosa (oggigiorno una sensazione simile la dà solo il deep web).
5 cose dell’internet di un tempo che oggi sono quasi scomparse
1. Il suono del modem 56k
Chi lo ha vissuto probabilmente lo ricorda ancora perfettamente: quel miscuglio di rumori metallici, fischi e interferenze (che vi abbiamo proposto qualche paragrafo or sono) era il segnale che il computer stava tentando di collegarsi alla rete.
Oggi basta un secondo per entrare online. All’epoca il collegamento sembrava quasi un rituale. E spesso significava anche occupare la linea telefonica di casa, con il rischio di sentire qualcuno urlare dalla stanza accanto perché non riusciva a telefonare.
Per molti ragazzi degli anni ’90, quello era letteralmente “il suono di internet”.
2. MSN Messenger, ICQ e le chat infinite
Prima di WhatsApp, Telegram e Instagram Direct esistevano programmi che oggi sembrano reperti archeologici digitali.
MSN Messenger e ICQ non erano soltanto strumenti per scrivere messaggi: erano una parte enorme della socialità online. C’erano i nickname assurdi, gli status malinconici, i trilli mandati per infastidire gli amici (i più scafati avevano sbloccato l’opzione per mandare trilli infiniti) e le conversazioni che andavano avanti per ore dopo cena (mentre oggi basta un audio e vogliamo buttare tutto in aria).
3. I forum tematici e le community “piccole”
Oggi gran parte delle discussioni avviene sui social network o sotto contenuti pensati per diventare virali (e spesso diventano virali perché infastidiscono, non perché vengono apprezzati). Nei primi anni 2000 il cuore della rete erano invece i forum (ancor prima i newsgroup).
Ogni argomento aveva la propria community: calcio, videogiochi, cinema, informatica, anime, musica, motori. Alcuni forum avevano poche centinaia di utenti ma diventavano veri punti di ritrovo quotidiani e a volte le conoscenze online si tramutavano in conoscenze offline (adesso non ci si conosce più né on né off).
4. I siti personali e l’internet “artigianale”
Internet oggi appare molto più professionale. Ma anche molto più uniforme (non a caso un botto di siti sono fatti con WordPress, anche questo qui).
Negli anni ’90 e nei primi 2000 esistevano migliaia di siti personali costruiti in modo totalmente amatoriale. Pagine coloratissime, gif animate, musica automatica, guestbook, contatori di visite e sezioni dedicate alle passioni più disparate.
Molti erano esteticamente terribili, ma avevano qualcosa di genuino. Non erano creati per inseguire l’algoritmo o trattenere utenti: spesso esistevano semplicemente perché qualcuno voleva condividere qualcosa. Condividere per condividere, non perché lo ha detto Zuckerberg.
5. Il fatto che a un certo punto ci si disconnettesse davvero
Come accennavamo, forse è questa la differenza più grande rispetto a oggi.
Un tempo internet aveva un inizio e una fine. Ci si collegava, si navigava e poi si spegneva il computer. La vita offline restava separata da quella online.
Oggi quella distinzione è quasi sparita. Smartphone, notifiche, social network e piattaforme hanno trasformato internet in una presenza continua, costante, praticamente invisibile.
Ed è forse per questo che tante persone ricordano con nostalgia quell’internet lento e imperfetto: non perché funzionasse meglio, ma perché lasciava ancora spazio al silenzio, all’attesa e perfino alla noia. (Che forse così male non era).
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