Alla scoperta di Red Star OS, il sistema operativo della Corea del Nord che assomiglia a macOS

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By Redazione

Tra i sistemi operativi meno conosciuti al grande pubblico, Red Star OS occupa un posto tutto suo. Non perché sia particolarmente diffuso (anche perché non lo è: viene usato solo in Corea del Nord), né perché abbia cambiato la storia dell’informatica domestica, ma perché racconta molto bene il rapporto tra tecnologia, controllo e isolamento digitale.

Si tratta del sistema operativo sviluppato per la”unto in Corea del Nord, pensato per l’uso interno al Paese e costruito su base Linux. La versione più nota circolata fuori dai confini nordcoreani è Red Star OS 3.0, diventata nel tempo una piccola curiosità per appassionati di informatica e sicurezza (cui molti YouTuber hanno dedicato video ad hoc, qualora abbiate curiosità di vedere il sistema all’azione).

Un sistema operativo che sembra familiare, ma non lo è

La prima cosa che colpisce è l’aspetto grafico. Red Star OS, almeno nella sua versione 3.0, ricorda molto da vicino macOS: il dock in basso, le finestre, alcune icone e perfino diversi programmi sembrano ispirati al mondo Apple.

Dietro quell’interfaccia abbastanza rassicurante, però, c’è un sistema operativo nato con obiettivi molto diversi rispetto a Windows, macOS o alle normali distribuzioni Linux usate ogni giorno da milioni di persone.

Red Star OS è stato progettato per funzionare in un contesto in cui l’accesso a internet è limitato e controllato. Non è quindi un sistema pensato per la libertà dell’utente, per la personalizzazione o per l’apertura verso il web globale. È, prima di tutto, uno strumento coerente con l’infrastruttura digitale nordcoreana.

Privacy e controllo dei file: l’aspetto più delicato

L’elemento più discusso riguarda la gestione dei file. Secondo diverse analisi effettuate negli anni da ricercatori di sicurezza, Red Star OS include meccanismi capaci di inserire informazioni nei file creati o aperti sul sistema.

In parole semplici, alcuni documenti o contenuti possono essere marcati in modo da permettere di ricostruirne la provenienza e la diffusione. Un dettaglio tecnico, ma molto significativo: in un Paese dove la circolazione di materiale esterno è fortemente sorvegliata, anche un file può diventare una traccia.

Questo rende Red Star OS interessante non tanto come alternativa informatica, quanto come caso di studio. Mostra come un sistema operativo possa essere costruito non solo per far funzionare un computer, ma anche per osservare, limitare e indirizzare il comportamento dell’utente.

Linux sotto la superficie, macOS nell’aspetto

Dal punto di vista tecnico, Red Star OS deriva da Linux, più precisamente da Fedora. Questo significa che sotto l’interfaccia grafica esiste una base simile a quella di molte distribuzioni libere e open source.

La differenza sta nell’uso che ne viene fatto. In un normale sistema Linux, l’utente può modificare, installare, rimuovere e personalizzare gran parte dell’ambiente. In Red Star OS, invece, tutto appare molto più chiuso e guidato.

Il risultato è curioso: un sistema operativo che esteticamente guarda a macOS, tecnicamente nasce da Linux, ma politicamente e funzionalmente risponde a una logica completamente diversa (una logica abbastanza comprensibile in un contesto autocratico ed isolazionista).

Perché Red Star OS fa ancora discutere

Oggi Red Star OS non è certo un prodotto destinato al mercato internazionale. Non si scarica per sostituire Windows, non si installa per lavorare meglio e non è pensato per l’utente comune fuori dalla Corea del Nord.

Eppure continua a far parlare di sé perché mostra un lato dell’informatica meno noto, quasi invisibile: il software non è mai neutro fino in fondo. Può facilitare, proteggere, semplificare ma può anche controllare.

Se nel caso di Red Star OS la dimensione del controllo è particolarmente evidente (sebbene l’aspetto grafico può sembrare familiare, così simile a prodotti così noti a noi che viviamo l’Ocidente), il discorso vale anche e soprattutto al di fuori della Corea del Nord – anche in Occidente.

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