Il suono dell’otturatore sugli smartphone giapponesi è obbligatorio per legge. Ecco perché e cosa c’è dietro questa scelta.
Immaginate se in giro per il mondo, ogni persona che scatta una foto lo facesse in modalità non silenziosa. Forse finalmente ci renderemmo conto di quanto esageriamo a immortalare qualsiasi cosa (e noi stessi in qualsiasi contesto); per certo saremmo sovrastati dal costante risuonare delle nostre fotocamere. Ebbene, c’è un paese al mondo dove il suono dell’otturatore degli smartphone riecheggia con costanza (ed il motivo è abbastanza assurdo): è il Giappone.
A differenza di altri paesi (della gran parte dei paesi del mondo, per certo in occidente) in Giappone non esiste l’opzione per silenziare questo suono. Molti cercano di coprire l’altoparlante con la mano per evitare di disturbare, ma perché questa funzione è obbligatoria?
Il clic della fotocamera come protezione contro le fotografie non consensuali
Questa peculiarità (che accomuna il Giappone alla Corea del Sud e alla Cina, dove esistono norme analoghe) non è un semplice dettaglio tecnico: è una misura di legge legata alla tutela della privacy. Il sistema operativo dello smartphone impone il suono dell’otturatore per segnalare chiaramente lo scatto, avvisando chiunque nei paraggi. L’obiettivo è prevenire la fotografia non consensuale – che a quanto pare in Asia è un problema.
Questa normativa è stata rafforzata nel 2015 con una modifica dell’Ordinanza sulla Sana Crescita dei Minori, che vieta esplicitamente di silenziare il suono dell’otturatore sugli smartphone. La misura riflette l’impegno della società giapponese nel tutelare la privacy individuale.
Tuttavia, questa regola non ha eliminato il problema. Anzi, ha incentivato la diffusione di app progettate per scattare foto di nascosto al fine di aggirare proprio quelle misure create per tutelare la privacy.
D’altra parte, nonostante la normativa, i casi di fotografia non consensuale non sembrano diminuire: secondo il Dipartimento di Polizia Metropolitana di Tokyo, nel 2010 si registrarono 1.741 arresti per foto illecite, saliti a 3.953 nel 2019, e la polizia ha intensificato i controlli sui treni affollati del Giappone.
Sui treni affollati del Giappone, il fenomeno è così diffuso che la polizia ha intensificato i controlli.
E se i controlli si intensificano, le app di fotografia silenziosa si moltiplicano, con la scusa che potrebbero servire per fotografare animali senza essere disturbati.
Ma in troppi non vogliono fotografare animali, ma altre persone senza il loro consenso (non che gli animali eventualmente siano così consenzienti).
E così sono nate app come BlackVideo, app a pagamento presente nell’App Store giapponese. Costa 300 yen (poco meno di due euro) e consente di registrare video in 4K senza emettere alcun suono. A testimonianza che la app non nasce esattamente per scopi leciti, la funzione che consente di camuffare l’interfaccia dell’app da browser o da orologio, rendendo difficile notare che l’utente stia effettivamente registrando (inoltre, i file possono essere nascosti in cartelle protette da password).
A quanto pare quello delle foto non consensuali in Giappone è un problema radicato e che viene da lontano (basti pensare che anche anche una celebrity, il cantante Masashi Tashiro, fu arrestato ormai nel 2000 per aver tentato di scattare una foto sotto la gonna di una donna in una stazione di Tokyo) e non può essere risolto soltanto con un suono.